Ci troviamo ormai sul finire dell'estate e sono passati mesi da quando ho iniziato a condividere le mie ricette sul web, ma solo adesso mi sono decisa ad aprire un vero e proprio blog.
Prima di tutto, vi dò il mio caldo benvenuto in queste pagine: spero possiate trovate qualcosa che vada bene per voi, anche solo per ispirarvi.
E ora mi presento: mi chiamo Alessandra, ho 47 anni (ormai quasi 48) e combatto con l’obesità da quando ne avevo 12.
Ho conosciuto il bullismo, sono stata presa in giro per il mio corpo, denigrata, talvolta anche “nascosta”, per vergogna, dal fidanzatino di turno.
Ho sofferto moltissimo. Ma sempre dentro di me, e sempre mostrando al mondo esterno una faccia sorridente che non era mai del tutto vera. Più soffrivo, più mangiavo, più ingrassavo.
Ho iniziato a seguire diete dimagranti a 12 anni. Funzionavano per un po’, ma appena si tornava a un regime “normale” o di mantenimento, ecco tornare i chili in più e non solo, sempre qualcuno più di prima.
Il classico effetto fisarmonica. Ne ho provate davvero tante, compresi ricoveri in ospedale e diete da fame che non hanno mai prodotto risultati duraturi.
A un certo punto della mia vita, grazie a una persona a me molto vicina, ho iniziato un percorso di crescita spirituale che mi ha insegnato davvero tanto: cristalloterapia, capanne sudatorie, meditazioni con il tamburo, costellazioni famigliari, reiki,... mi sono illusa, per un tot di tempo, che se avessi coltivato la mia parte spirituale allora il corpo sarebbe guarito di conseguenza.
Fu Paola, una fisioterapista eccezionale, a farmi capire che stavo sbagliando qualcosa, che ero troppo sbilanciata. Che per guarire il corpo bisogna partire da quello, senza dimenticarsi mai la crescita emozionale e spirituale.
Che ci vuole, come gli antichi Druidi insegnavano, integrazione tra energia e materia.
In quel periodo il mio corpo era già piuttosto ingombrante ma ancora non del tutto esploso.
Stavo abbastanza bene da concedermi di innamorarmi di nuovo, conoscere l’uomo meraviglioso che oggi è mio marito, e trasferirmi in un’altra regione, lontano dalla mia rete di supporto.
E qui sono cominciati i guai. Mi sono rilassata, forse troppo. Ho trascurato il mio passato di depressione ed esaurimento nervoso. Ho lasciato che tornassero senza nemmeno rendermene conto.
Per comodità e pigrizia mangiavo male, malissimo. E tanto, troppo. Il mio corpo è esploso, del tutto.
Ho raggiunto l’apice del mio peso circa tre anni fa, poco dopo il mio matrimonio (dopo dieci anni di felice e mangereccia convivenza). Sono giunta a pesare 191 kg.
A quel punto, mio marito -anche lui obeso come me- già da qualche mese meditava di informarsi per un intervento di chirurgia bariatrica. Alcuni amici comuni avevano fatto la stessa esperienza ed erano felicissimi dei loro risultati. Li abbiamo visti rinascere, rifiorire, vivere una vita nuova e più piena, priva della vergogna che ogni obeso porta con sè, anche se non la mostra mai a nessuno.
Io, avendo avuto davvero pessime esperienze con medici, dietologi e ospedali vari, titubavo. Ma per fortuna ho deciso di accompagnarlo alla sua prima visita e oggi, a distanza di tre anni, ringrazio il cielo e me stessa per quella decisione.
La dottoressa era -ed è ancora- giovane, gentilissima, preparata, esaustiva. E in nessun modo ci ha fatto sentire a disagio o colpevolizzato per il nostro stato di salute, il nostro peso, il nostro aspetto. L’obesità è una vera e propria malattia e lei ci ha trattato con il rispetto e il tatto dovuti ad ogni malato. Per la prima volta nella mia vita di obesa ho sentito di potermi fidare del medico che avevo di fronte e questo mi ha aiutato a scegliere me.
A fare il primo passo per volermi davvero bene. E non solo, ma scegliendo lo stesso percorso di mio marito ho scelto anche lui. Noi. Il nostro cammino insieme.
Era Settembre del 2018 quando ho fatto la mia, prima visita. 191 kg: una diagnosi di obesità grave, con idoneità alla Sleeve Gastrectomy (riduzione dello stomaco) ma una glicemia preoccupante, che avrebbe potuto portare ad un intervento di bypass gastrico.
Mi hanno imposto una dieta pre operatoria. Serviva non solo a rendermi in grado di sopportare l’intervento ma anche ad abituarmi ad un nuovo regime alimentare, ben diverso dal precedente.
La cosa più difficile di quella dieta? Dire addio alla coca cola. Una crisi d’astinenza in piena regola!
A giugno del 2019 avevo perso 33kg. Il giorno dell’intervento ne pesavo 158, per 160cm di altezza. La glicemia era tornata normale e dunque il chirurgo ha confermato la Sleeve Gastrectomy (praticamente la riduzione dello stomaco).
Ero terrorizzata dall’intervento, ma tutto è andato bene. Non ho sofferto, il giorno dopo ero in piedi e ancora rendo grazie perché non ho avuto alcun problema.
Poi è iniziato il percorso di rinascita. Le prime settimane di rialimentazione, liquida e semisolida. Nuove regole, nuovo regime alimentare, nuove necessità, nuovo modo di avvicinarsi al cibo e di cucinare.
Tantissime cose da imparare ... persino un nuovo palato. Perché dopo l’intervento i miei gusti sono cambiati, e alimenti che prima non tolleravo oggi sono in cima ai miei preferiti.
Una delle regole basilari, alla quale ci atteniamo scrupolosamente, è il divieto di bere durante il pasto.
Smettiamo di bere almeno mezz’ora prima, riprendiamo almeno mezz’ora dopo. All’inizio è capitato di sbagliarci... ma dopo aver vomitato un paio di volte abbiamo imparato. E per bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno sono arrivata a mettere l’app sul telefono. Con gli avvisi ogni 15 minuti circa.
Solo che l’acqua da sola non va giù. Non chiedetemi perché, non lo so. Ma so che in tanti tra noi operati abbiamo lo stesso problema. Deve avere un sapore. E quindi via di infusi e tisane.
E con la fase solida è anche arrivata l’esigenza di scoprire -e riscoprire- cibi e nutrienti.
La cucina al vapore, la cucina con poco olio, le erbe aromatiche, le spezie (ma non troppe), tantissima verdura, modi per cucinare una carne morbida e digeribile, la frutta, i legumi (che prima non mangiavo mai), il pesce, le uova... insomma una dieta completa e varia, che ci permettesse di assumere tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno, pur in un regime ristretto. L’integratore bariatrico ci aiuta ma non può fare tutto da solo.
Fin dall’inizio, ho cercato di fare in modo che i piatti ci appagassero già a che alla vista. E mi sono focalizzata sul cercare ricette sempre nuove, ampliare i miei orizzonti culinari, assaggiare cose nuove, cucinare come non avevo mai fatto prima. Perfino nell’universo vegano. Fino a scoprire dolci adatti a noi, che ci soddisfino senza riempirci di calorie.
Insomma, cucino con gioia per mangiare sano e con gioia, felice di vedere mio marito soddisfatto quando ci sediamo a tavola, anche se gli presento alimenti a cui non era affatto abituato.
Abbiamo scelto un percorso di rinascita che richiede impegno costante, tanto moto e un nuovo regime alimentare a vita, ma nulla vieta di affrontarlo con serenità e soddisfazione.
Oggi peso 83 kg, ho perso più di metà del mio peso iniziale e ancora il percorso è lungo, ma so di potercela fare, nonostante ci sia chi, tra i miei cari, si preoccupa che io stia dimagrendo troppo.
Non è così. Sono alta un metro e sessanta e sono ancora obesa. Ho ancora tanta strada da fare.
Tutto questo lunghissimo preambolo, serve a dire che non sono qui ad insegnare nulla, ma per condividere ciò che imparo ogni giorno in cucina, tra un esperimento e l’altro.
Prendete ciò che c’è di buono per voi e lasciate il resto. Siete tutti benvenuti e se tra voi c’è chi sta affrontando il nostro stesso percorso, ogni testimonianza e condivisione è un dono gradito!
Per ora grazie, di avermi letta fin qui

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